Allegati

Shozo Shimamoto - Crash bottle

Crash bottle

2003

70 x 120 cm

 

tecnica mista su tela

Shozo Shimamoto - Performance Elicopter

Performance Elicopter

2004 - Gorizia

108 x 150 cm

 

tecnica mista su tela

Shozo Shimamoto - Crash bottle

Crash bottle

1999

150 x 120 cm

 

smalti su PVC

Shozo Shimamoto - Itami

Crash bottle - Itami

2000

186 x 92 cm

 

tecnica mista

Gutai - Shimamoto

 

di Maria Luisa Pavanini

 

Un filo sottile lega l'arte orientale e quella occidentale del 19° e 20° secolo, da quando gli impressionisti e soprattutto Cezanne riscoprono l'arte giapponese e cercano di rappresentare non soltanto il paesaggio, ma l'anima stessa della natura, non si spiegherebbe altrimenti da parte di Cezanne il ripetersi del tema della montagna di Saint - Victoire per cercare appunto di coglierne l'essenza. Tante pennellate, uguali e accostate definiscono e scompongono l'immagine anticipando e aprendo la via al Cubismo.
Con i movimenti d'avanguardia del primo novecento e soprattutto con il Dadaismo (1918) e il Surrealismo (1924), l'arte perde ogni valore comunicativo per essere essenzialmente provocazione, "nonsense", ironica distruzione di ogni suo aspetto.
L'artista assume un atteggiamento diverso nei confronti dell'opera, che non è più semplice supporto, ma quasi trasposizione fisica dei suoi gesti come possiamo constatare nell'Action Painting degli anni quaranta. La tela non è più il supporto della pittura bensì di un evento, specchio di un'azione. L'interesse dell'artista si concentra nella stesura del segno grafico, nella gestualità di questa operazione. Pollock,Rothko, Tapies, De Kooning, Tobey, Kline sono tutti artisti che superano non solo il razionalismo di buona parte delle correnti non figurative, ma la tela stessa e qualsiasi realtà che limiti lo spazio dell'arte. È la poetica del gesto che segna, ma nello stesso tempo, cancella, definisce e, nell'istante successivo, distrugge. Si pensi al quadro cancellato di Hartung, bucato o tagliato di Fontana, ridotto a superficie monocroma di Kline. La mano che traccia il segno obbedisce ad un impeto che viene dal profondo come negli ideogrammi della scrittura giapponese, come nella scrittura automatica surrealista.
In questa realtà si colloca l'opera di Shozo Shimamoto artista oltre l'avanguardia operante fin dagli anni '50 e cofondatore del movimento GUTAI. Gutai è la risposta giapponese all'arte informale americana ed europea, fondato in Giappone nel 1954 da Jiro Yashihara accoglie diversi artisti reduci dalla devastante esperienza della seconda guerra mondiale culminata con l'esplosione delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Importante esponente di tale movimento è anche Kazuo Shiraga anticipatore degli happening e anello di congiunzione tra Pollock e l'action- painting.
Gutai è sinonimo di concreto e i suoi aderenti si prefiggono di produrre opere sempre nuove e moderne, senza precludersi alcun mezzo, così dall'informale si passa ad esibizioni dal vivo atte a stupire e coinvolgere emotivamente lo spettatore, il colore viene sparato sulla tela o l'artista la squarcia.
Shimamoto sente costantemente l'urgenza di rinnovarsi, di proporsi nuovi obiettivi, di sperimentare per cogliere l'essenza delle cose e allora le strade sono due: modificare in modo estremo il tuo corpo come Orlan, che fa di sé stesso un "modified ready made", o cercare segni, eventi sempre nuovi, che nel momento in cui divengono sono già passati e questa è la strada intrapresa da Shimamoto.
Caduca,ingannevole,breve e dolorosa è la nostra vita terrena, secondo la filosofia buddista, e allora non resta che rifugiarsi nell'attimo, porre la nostra attenzione sul qui ed ora, confortati dal piacere che ci procurano le cose d'ogni giorno: lo sbocciare d'un fiore, il sorriso di un bambino, il tramonto del sole per dimenticare "la miseria che ci fissa dritto negli occhi".
La ripetitività del segno, del gesto diventa ossessione, ma anche forma di vita affermazione di sé, narcisistica ma necessaria, per non essere travolti dalla corrente del fiume del tempo e ritrovarsi vecchi senza la consapevolezza d'aver vissuto.
Tra gli anni '80/90 Shimamoto realizza la serie delle teste chiamate semplicemente Head-art e indicate con numeri progressivi; sono interpolazioni fotografiche della testa dell'artista. Sul cranio rasato appaiono matite colorate, ruote ,volti femminili come se i pensieri potessero rendersi visibili. La testa, sede della creatività, mostra i suoi processi mentali. Il profilo risalta su superfici cromatiche ridotto a oggetto che lascia trasparire la sua nascosta realtà interiore.
Particolare la testa coperta con le uova elemento profondamente simbolico che allude all'origine, la procreazione,ad ogni possibile nascita.
Ogni volta che Shozo visita o incontra un artista si fa dipingere la testa rasata con colore , con pennarelli, o incollando su di essa forme. Tale azione viene rigorosamente documentata con fotografie o filmati. Cartoline con il profilo della sua nuca vengono spedite nella rete postale.
Personaggi importanti, per la nascita e lo sviluppo dell'arte postale (mail-art) in Italia, sono stati Vittore Baroni e G.A. Cavellini (1914-1990), quest'ultimo è anche inventore di una particolare tendenza artistica: l'autostoricizzazione. Cavellini coltivò per tutta la vita il culto della propria persona contemporaneamente a Shimamoto.
Necessità primaria dell'artista è "rendersi visibile" e quale mezzo più semplice e immediato della "mail-art"? Shimamoto spedisce centinaia di fogli e cartoline con il profilo della nuca da "interventare"; molti dei fotoritratti speditigli vengono sovrapposti assumendo simbolicamente diverse identità.
Incontenibile in quest' ansia di ricerca l'artista ha organizzato esposizioni di ogni tipo soprattutto nel centro AU ( Art Unidentified ) di Hyogo di cui è direttore e da cui parte anche una rivista: AU.
Per Shimamoto ogni spazio diventa luogo dell'arte, arena offerta al suo intervento, perché non c'è limite al fare artistico, non c'è differenza tra arte e vita e ci si chiede quale sia l'aspetto più vitale se quello dell'operazione artistica o quello del vivere stesso.