Allegati

Nessuno

 

 

 

 

Esperienze sinestetiche

 

di Guglielmo Di Mauro

 

Nel complesso e articolatissimo sistema cerebrale, convogliano milioni di dati e messaggi.
Se ci fermiamo alcuni istanti ad osservare anche solo una
piccola superficie, riceviamo innumerevoli informazioni su come sono i colori, la texture, sensazionidi materia fredda o calda, di trasparenza ecc... I nostri centri nervosi riordinano l’esperienzareale sulla base di conoscenze e memorie sensoriali precedentemente immagazzinate nel corso della nostra esistenza. Una qualsivoglia visione omogenea, anche di un semplice granello di sabbia, è sempre “tinta” di una seppur minima valenza sinestetica; ovvero le andiamo associando forme, colori, lainvestiamo di significati affettivi e simbolici latenti. Il nostro vissuto personale dunque trasla e convoglia sull’oggetto ultimo varie espressioni e percezioni mentali percepite come reali, ma acquisite per induzione sinestetica. La percezione umana è fallibile ma questo aspetto può anche essere inteso positivamente, rivalutandolo in senso “creativo”: integrando il dato sensoriale, noi reinvestiamo la realtà che ci circonda, arricchendola di connotazioni personali e da ultimo appropriandocene in un senso più intimo ed emotivamente autentico. È un fatto questo che può ben esser letto in senso positivo, poiché non saremmo esseri creativi se non avessimo una nostra personale interpretazione delle cose percepite. È evidente che essendo noi dotati di senso critico la compensazione mentale nella direzione dell’acuità sensoriale interviene ad associare ulteriori elementi all’oggetto già percepito . La sinestesia è prettamente effimera per le modalità di correlare, arricchire di ulteriori significati un certo dato reale, che resta contaminato nei suoi percorsi sensoriali. La realtà dell’oggetto in questo senso “fagocitato” è molto più ricca di significati.
Tenendo conto che il nostro apparato percettivo può essere ostacolato da barriere o da filtri di vario tipo quali fumo, nebbia, calore, rumori di fondo ecc...
Sono tutti elementi questi che esercitano comunque il loro peso nel significato finale di quanto abbiamo percepito. Se per esempio aziono un ventilatore sotto una seta rossa e illumino con una luce la sua cima, in lontananza e di sera può essere scambiata per un fuoco. In questo caso la materia e la leggerezza della stoffa, mossa abilmente, mandano in corto circuito la nostra percezione. Spesso le parole si associano ad un colore, o ad una forma, ad un suono ecc. A volte questa personalizzazione può assurgere a visione di tipo semantico, ovvero parole, forme e colori che richiamano altre figure. Tutto è relativo al nostro grado di sensibilità sensoriale. Ogni nostra percezione viene influenzata da un’altra energia che è complementare ad ogni evento in sé e decontestualizzato. Il potere evocativo della mente funge anche da difesa. Non a caso l’intuizione, il sesto senso, spesso ci mettono in guardia da un imminente pericolo. Siamo strutturati in modo più o meno sensibile ai cambiamenti, dove però l’incognito, il mistero può essere percepito come minaccia, in quanto esso comporta un cambiamento, una ristrutturazione della nostra condizione nella direzione di un’altra, meno gradita. Pensando ad una maglia associo la sensazione di calore anche se non l’ho ancora indossata. Il referente “maglia” ci fa dunque pensare a qualcosa di caldo. Sinestesia è comunque un trasferimento ed arricchimento di materia, un passaggio da uno stato ad un altro. In alcuni miei lavori degli anni 1975/80 ho creato effetti percettivi di questo tipo utilizzando il disegno e la fotografia, tra finzione e realtà. Esistono affinità con il lavoro del Gruppo sinestetico. Nel 2003 ho fondato il “Gruppo Proxima”. È un’espressione orientata alla mediazione e al coinvolgimento dello spettatore, in contesti culturali differenti: Sinestesia è anche contaminazione trasversale, “impollinazione”, come affermano giustamente i sinesteti. È risaputo che non si può vedere una tinta, se non contestualizzandola, relazionandola ad un’altra. C’è un’interazione cromatica anche se il secondo colore non c’è, è sostituito da una tinta acromatica. Esiste poi la percezione gestaltica del colore o dello spazio o quant’altro, che a seconda del nostro stato d’animo può attrarci o ripugnarci, è l’effetto campo, il rapporto figura-sfondo, l’interazione, insomma: la contestualizzazione.